Grotte di Mogao


DUNHUANG
Dopo le lunghe ore di viaggio in direzione di Dunhuang [LP pag. 885] , il monotono paesaggio desertico cede improvvisamente il passo a campi coltivati verdi e rigogliosi che si aprono sullo sfondo di ondulate dune di sabbia. L'intera zona emana un fascino suggestivo e al tempo stesso inquietante, specialmente di notte, sotto il cielo punteggiato di stelle. Non sono tanto le dune e le romantiche notti ad attirare così tanti turisti in questa localita, quanto le splendide opere di arte buddhista presenti nelle vicine Grotte di Mogao.

Le Grotte di Mogao Le Grotte di Mogao

Le Grotte di Mogao (Mogao Ku) [LP pag. 888] racchiudono uno dei più grandi tesori al mondo di arte buddhista. Tramontata l'epoca dei commerci sulla Via della Seta nel periodo successivo alla dinastia Yuan, questo vasto sistema di grotte che si estende per 1700 m lungo la parete di un canyon fu dimenticato per secoli tra le sabbie del deserto del Gobi.

L'apertura della prima grotta si fa risalire al 366 d.C. A partire da quel momento il sito si sviluppò progressivamente diventando un importante centro per l'insegnamento e la pratica del buddhismo, che nel periodo del suo massimo splendore ospitava 18 monasteri in cui risiedevano oltre 1400 religiosi (monaci e suore) e una nutrita comunità di artisti, traduttori e calligrafi. Mercanti facoltosi e importanti funzionari dell'impero furono i principali finanziatori che resero possibile la creazione di nuove grotte e le carovane che transitavano in entrambe le direzioni spesso affrontavano la lunga deviazione oltre Mogao al solo scopo di pregare e rendere grazie al Buddha per averli protetti dalle insidie della dura traversata verso l'Ovest.


GROTTE DELLE DINASTIE DEI WEI SETTENTRIONALI, WEI OCCIDENTALI E ZHOU SETTENTRIONALI
Le grotte più antiche presentano il caratteristico stile indiano. Tutte contengono una colonna centrale che ha la funzione di uno stupa (al cui interno sono simbolicamente custodite le ceneri del Buddha), intorno al quale i fedeli si raccoglievano in preghiera. La particolare colorazione della colonna era data dalla malachite (verde), dal cinabro (rosso) e dal lapislazuli (azzurro), materiali preziosi che venivano importati dall'Asia centrale. Sotto il profilo storico questo fu il periodo in cui il buddhismo cominciò a mettere radici in Cina. La caduta della dinastia Han nel 220 d.C. e le invasioni da nord da parte dei tuoba, una popolazione di lingua turca, gettarono il paese nello scompiglio. L'insicurezza e il malcontento resero più che mai seducenti gli insegnamenti buddhisti sulla sofferenza, la transitorietà e il nirvana. L'arte di questo periodo è caratterizzata dal tentativo di raffigurare la spiritualità di coloro che avevano raggiunto l'illuminazione trascendendo il mondo materiale attraverso la pratica dell'ascesi. Le statue wei sono figure slanciate ed eteree con lineamenti finemente cesellati e teste più grandi rispetto al corpo. Nei dipinti predomina la figura maschile, spesso raffigurata in posizioni insolite. Non lasciatevi ingannare dai tratti spessi e neri che possono sembrare tocchi di arte moderna: sono il risultato dell'ossidazione del piombo presente nei colori.


Le Grotte di Mogao Le Grotte di Mogao


GROTTE DELLA DINASTIA SUI
La dinastia Sui fù fondata da un generale di origine cinese o cinese-tuoba che detronizzò i sovrani della dinastia dei Zhou settentrionali. Prudentemente questo generale condannò a morte tutti i figli dell'ex imperatore, quindi intraprese una serie di guerre che nel 589 d.C. portarono alla riuniticazione della Cina settentrionale e meridionale dopo 360 anni di divisione. La dinastia Sui ebbe durata breve e segnò soprattutto un periodo di transizione tra la Wei e la Tang, come si può riscontrare nelle grotte Sui: le morbide curve dei Buddha e dei bodhisattva caratteristiche dell'arte indiana cominciano a cedere il passo allo stile più rigido e stilizzato della scultura cinese.


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GROTTE DELLA DINASTIA TANG
Durante la dinastia Tang (618-907 d.C.) la Cina estese i suoi confini verso ovest fino al Lago Balkhash, nell'odierno Kazakistan. Il commercio fiorì e un flusso di mercanti stranieri e genti di diverse religioni si riversò nella capitale dei Tang, Chang'an.

In questo periodo l'arte delle grotte raggiunse a Mogao la sua massima espressione. Le tecniche pittoriche e scultoree si affinarono e in ambito estetico s'imposero importanti sviluppi; tra i più eclatanti citiamo il cambiamento di sesso di Guanyin da maschile a femminile e gli apsara volanti. Gli splendidi murali del Paradiso Occidentale offrono rari scorci di vita, abitudini musicali, moda e tendenze architettoniche alla corte della dinastia Tang. In questo periodo furono scavate circa 230 grotte; due di queste caverne sono davvero imponenti e contengono enormi statue del Buddha seduto: quella nella grotta 96 (che si pensa raffiguri l'imperatrice Wu Zetian, colei che utilizzò il buddhismo per consolidare il proprio potere) raggiunge un'altezza di 34,5 m.


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GROTTE DELLE DINASTIE SUCCESSIVE
Durante le dinastie successive l'economia di Dunhuang andò incontro a un periodo di crisi e lo sfarzo e il vigore tipici della pittura Tang vennero gradualmente sostituiti da tecniche rappresentative più semplici e da figure più piatte. Il poco conosciuto regno di Xixia, che controllò gran parte del Gansù da 983 al 1227, diede un apporto notevole all'apertura di nuove grotte a Mogao e comincio a introdurre lo stile tibetano.


GROTTA DELLA BIBLIOTECA
La questione dei reperti culturali distrutti o trafugati dagli insaziabili fautori dell'imperialismo occidentale non manca mai di suscitare I'ira degli intellettuali cinesi. Uno dei luoghi al vertice dell'elenco di tali crimini e la Grotta Biblioteca (n. 17) di Dunhuang dove, nel 1900, Wang Yuanlu, autonominatosi custode del sito, scoprì una biblioteca nascosta con un patrimonio di decine di migliaia di manoscritti e dipinti conservatisi in condizioni eccezionali, tra cui reperti risalenti al 406 d.C. E' difficile descrivere I'esatta portata di questa scoperta; basti pensare che, stipati nella piccola sala, c'erano manoscritti in rare lingue dell'Asia centrale, rapporti militari, spartiti musicali, ricette mediche, testi classici confuciani e taoisti e sutra buddhisti copiati da alcuni dei più grandi calligrafi della Cina di tutti i tempi, per non parlare del libro stampato più antico del mondo, il Sutra del Diamante (868 d.C.). In poche parole, si trattava di materiali originali di valore incalcolabile, il cui contenuto concerneva la storia cinese, centro-asiatica e buddhista. Stabilire a chi appartenesse esattamente questo enorme patrimonio divenne una questione alquanto spinosa. Sette anni dopo la scoperta, gli archeologi Aurel Stein e Paul Pelliot, due dei numerosi avventurieri europei che esportavano opere d'arte dall'Asia centrale lungo I'antica Via della Seta, riuscirono a mettere le mani su quasi 20.000 dei preziosi manoscritti conservati presso la grotta, che andarono così ad arricchire il patrimonio dei musei inglesi e delle gallerie d'arte francesi. Oggi c'è chi sostiene che sia stata la Rivoluzione Culturale ad arrecare il più grave danno all'eredità culturale cinese e che la scomparsa delle opere d'arte buddhiste sia attribuibile all'opera di iconoclasti musulmani. Tuttavia, ciò che realmente provoca I'ira dei cinesi, e non soltanto la loro, è la somma di denaro che i due avidi archeologi pagarono a Wang Yuanlu per impossessarsi dei loro tesori: la ridicola cifra di 220 sterline.



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INGRESSO
L'ingresso alle grotte (ingresso Y120; + 8-17) è regolato da norme molto rigide, che rendono impossibile la visita al sito per proprio conto. Il biglietto garantisce una visita di due ore a 10 grotte, compresa la famosa Grotta Biblioteca (n. 17; pag. 890 LP) e una mostra a essa collegata contenente frammenti di manoscritti in uiguro classico e manicheo. Particolarmente interessante è il Centro di Ricerche di Dunhuang, che contiene l'esatta ricostruzione di otto grotte, ciascuna rappresentativa di un diverso periodo, cui si può accedere dopo la visita. Presso il sito sono sempre disponibili guide esperte che parlano, oltre all'inglese, diverse altre lingue europee e asiatiche. Alcune grotte sono comprensibilmente più famose rispetto ad altre, ma non tutte sono incluse nella visita guidata. Le grotte aperte al pubblico, circa una ventina, cambiano regolarmente, pertanto e pressoché inutile consigliare di vederne una in particolare. Pagando un supplemento è però possibile visitarne 12 fra le più insolite e originali. Questi extra vanno da un minimo di Y100 (grotta n. 217, primo periodo Tang) a Y500 (grotta n. 465, arte tantrica). Di solito le grotte sono illuminate soltanto dalla luce esterna, quindi risulta difficile vedere i dettagli; occorre pertanto arrivare attrezzati di torcia elettrica. La vostra guida ne avrà senz'altro una, ma se fate parte di un gruppo numeroso sarebbe meglio noleggiarne una all'ingresso (Y13) o portarsela direttamente da casa. E' severamente vietato fotografare in qualsiasi punto dell'area recintata: eventuali macchine fotografiche e borse vanno lasciate in un ufficio accanto all'ingresso (il deposito costa Y2). Nonostante il costo elevato dell'ingresso e l'inconveniente di dover necessariamente ingaggiare una guida, non scoraggiatevi: basta entrare nella prima grotta per capire che ne e valsa la pena.



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Le Grotte di Mogao



DA SEGNALARE ANCHE NEI DINTORNI DI DUNHUANG:


GROTTE OCCIDENTALI DEI MILLE BUDDHA
Queste grotte [LP pag. 889] (Xi Qianfo Dong; ingresso Y20), situate 35 km a ovest di Dunhuang, sono scavate nella parete rocciosa della gola di Dang Hé. Isolate e immerse nel silenzio, si pongono in netto contrasto con l'intensa attività turistica che ruota attorno al sito di Mogao, in una bella giornata serena potreste trovarvi qui da soli con l'unica compagnia del vento che soffia tra gli alberi. Attualmente ci sono 16 grotte intatte, sei delle quali aperte al pubblico. Le più antiche risalgono alla dinastia dei Wei settentrionali e le più recenti furono scavate durante la dinastia Tang. Anche se meno suggestive rispetto alle Grotte di Mogao, queste hanno il vantaggio di non imporre restrizioni di alcun genere e nel complesso l'atmosfera permette di concentrarsi maggiormente sulla valenza artistica del sito. Volendo, potete anche avventurarvi in una passeggiata lungo il canyon nel deserto. E' consigliabile portarsi una torcia elettrica.



LAGO DELLA MEZZALUNA
LAGO DELLA MEZZALUNA Sei chilometri a sud di Dunhuang, presso il Mingsha Shan (Monte delle Sabbie che Cantano), il punto d'incontro tra il deserto e l'oasi crea un paesaggio assolutamente spettacolare. Alla base delle gigantesche dune di sabbia, la cui vetta più elevata raggiunge i 1715 m, si trova un piccolo specchio d'acqua noto come Lago della Mezzaluna (Yueyaquan; ingresso Y50). La faticosa salita che conduce in vetta alle dune è ricompensata dalla straordinaria veduta che si allunga attraverso l'ondulato profilo del deserto e oltre le verdi chiome dei pioppi più in basso. Se il vostro unico interesse è scalare le dune potete evitare di pagare l'ingresso semplicemente procedendo sempre verso destra fino a quando non vi sono più recinzioni. Tra le possibili attività ricreative all'interno del parco ci sono le passeggiate a dorso di cammello, il surf sulla sabbia e il parapendio (che consiste nel lanciarsi dalla cima delle dune più alte con un paracadute). Molti visitatori arrivano presso il sito verso le 17, quando la temperatura comincia ad abbassarsi. Potete arrivarci anche in bicicletta in una ventina di minuti.




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