Religione





Tre grandi correnti di pensiero hanno regolato la vita spirituale del popolo cinese: il taoismo, il confucianesimo e il buddhismo. Nel corso dei secoli, tutte e tre le dottrine si sono fuse con le credenze popolari e l'antico animismo, per dare vita a sistemi religiosi che hanno elevato i loro fondatori al rango di dei. I cinesi oggi venerano Laozi, Confucio, Buddha e i loro discepoli con lo stesso ardore religioso che riservano ai propri antenati e a un pantheon di altre divinità e spiriti. Si ritiene che i musulmani costituiscano la più grande comunità religiosa ancora attiva in Cina e, secondo le stime, rappresentano il 2% o forse il 3% dell'intera popolazione. Il governo non ha fornito cifre ufficiali sul numero di buddhisti presenti nel paese, mentre si sa che vi sono circa tre milioni di cattolici e quattro milioni di protestanti. E' impossibile invece stabilire il numero di taoisti, ma è noto che i sacerdoti di questo culto sono pochissimi.

Taoismo
Poiché il buddhismo è stato importato dall'India e il confucianesimo rappresenta soprattutto una filosofia, il taoismo (daojiao) è considerato l'unica vera religione nata in Cina. La tradizione ne attribuisce la fondazione a Laotzu, il cui nome è trascritto in vari modi nella letteratura occidentale: 'Laotse', 'Laotze' o, in pinyin, 'Laozi'. Laotzu sarebbe nato intorno all'anno 604 a.C., ma non si conosce quasi nulla della sua vita, neppure il vero nome; l'assoluta mancanza di notizie biografiche relative a questo personaggio ha indotto alcuni studiosi a metterne in dubbio l'effettiva esistenza. Sul finire della vita, a quanto si dice, Laotzu partì in groppa a un bufalo indiano per trascorrere gli ultimi anni nella quieta solitudine di quella remota terra che oggi si chiama Tibet. Lungo il tragitto incontrò un guardiano che gli chiese di lasciare una testimonianza del suo pensiero ed egli gli consegno un volumetto di appena 5000 caratteri intitolato Tao Te Ching. Il libro della via e della virtù, poi sparì sul suo bufalo. Non sappiamo se Laotzu intendesse veramente trasformare la sua filosofia in una religione. La sua opera fu ripresa circa qualche secolo più tardi da colui che è considerato il più grande scrittore taoista di tutti i tempi, Zhuangzi (399- 295 a.C.), autore del testo Zhuangzi, una raccolta di racconti che è ancora considerata fondamentale per tutti coloro che studiano il taoismo. Tuttavia, proprio come Laotzu, Zhuangzi era soltanto un filosofo e non cerco mai di creare una religione.
Centrale nel taoismo e il concetto del tao (dao), un principio difficile da percepire perché supera tutti i limiti dei sensi, del pensiero e dell'immaginazione. E'possibile conoscerlo solo attraverso l'introspezione mistica e non si può esprimere a parole. L'opera di Laotzu si apre infatti sostenendo che il tao che si può esprimere non è il vero tao. Il tao è la via dell'universo, il potere dinamico della natura, l'ordine che sta dietro tutte le cose della vita, lo spirito inesauribile. E' il modo secondo cui ogni individuo dovrebbe ordinare la propria esistenza per essere in armonia con l'universo. Il taoismo oggi è stato abbracciato in Occidente da gruppi di seguaci che offrono interpretazioni alquanto personali del messaggio di Laotzu e Zhuangzi.


Confucianesimo
Pur essendo più una filosofia che una religione, il confucianesimo (rujia sixiang) si è fuso con le credenze religiose cinesi. Confucio nacque in una famiglia aristocratica decaduta intorno all'anno 551 a.C. nello stato di Lu, situato nell'attuale provincia dello Shandong. Il suo vero nome, Kong Fuzi (letteralmente maestro Kong), venne latinizzato dai primi missionari gesuiti in Confutius o Confucius, da cui deriva Confucio. Sin da giovane la sua ambizione era ricoprire un incarico di alto prestigio nel governo e riordinare la societa attraverso l'apparato amministrativo. Probabilmente ricoprì soltanto una serie di cariche nello stato di Lu, che lasciò in seguito a contrasti con il duca Ding. Iniziò così per lui un periodo di peregrinazioni, durante il quale offrì ai vari sovrani consigli, che non furono tuttavia mai messi in pratica, su come migliorare il loro sistema di governo. Deluso dal fallimento della propria missione, Confucio decise di tornare nel suo principato, dove trascorse gli ultimi cinque anni di vita insegnando e pubblicando testi classici. Mori nel 479 a.C. all'eta di 72 anni. La glorificazione di Confucio iniziò dopo la sua morte. Fu infatti grazie a Mencio (372-289 a.C.), o Mengzi, che gli ideali confuciani si diffusero in Cina e penetrarono nella coscienza nazionale. La filosofia confuciana finì così per influenzare in maniera radicale la società cinese in ogni suo strato, dalle masse incolte ai funzionari amministrativi che, per superare gli esami di stato, indispensabili per ottenere la carica, dovevano conoscere alla perfezione i testi classici confuciani. Il confucianesimo fissa codici di condotta e modelli di obbedienza. Le donne devono mostrare rispetto e obbedienza verso gli uomini, così come i fratelli minori verso i fratelli maggiori e i figli verso i padri. Il rispetto parte dal basso per andare verso l'alto, dal giovane all'anziano, dal suddito al sovrano. Naturalmente, gli imperatori cinesi intuirono subito i vantaggi che sarebbero derivati loro dal favorire la diffusione di un tale sistema. Tutti i sudditi rendevano omaggio all'imperatore, considerato l'incarnazione della saggezza delle virtù confuciane, il capo di una nazione vista come una grande famiglia. A sua volta, il sovrano, investito di un mandato celeste, doveva garantire l'armonia terrena. Per secoli la gestione dell'impero rimase nelle mani di una classe ristretta di letterati confuciani; infatti, se in teoria chiunque superasse gli esami di stato poteva rivestire incarichi amministrativi prestigiosi, in pratica erano solo le classi che avevano accesso a un'istruzione superiore a detenere il monopolio del potere. Nel corso dei secoli il confucianesimo passò dall'essere considerato una filosofia di stato all'essere condannato in quanto dottrina conservatrice e reazionaria. Censurato dai comunisti che lo condannavano per il suo legame con il passato borghese della nazione, Confucio fu bersaglio degli attacchi delle Guardie Rosse che, negli anni della Rivoluzione Culturale, fecero scempio di statue e templi confuciani e presero di mira i seguaci della filosofia. Oggi alcuni templi, in particolare quelli di Qufu nella provincia dello Shandong, sono stati restaurati.


Buddhismo
Il buddhismo (Fojiao) fu fondato in India da Siddhartha Gautama (563-483 a.C.), un principe allevato nel lusso che all'eta di 30 anni, profondamente disilluso dal mondo in seguito alla scoperta della vecchiaia, della malattia e della morte, andò in cerca dell'illuminazione seguendo varie discipline yogiche. Dopo anni di vana ricerca, decise di dedicarsi alla contemplazione intensa e una sera, grazie a una profonda meditazione, raggiunse la conoscenza salvifica. Da qui il suo titolo di 'Buddha', che significa 'il risvegliato' o 'l'illuminato'.
La filosofia buddhista si sviluppa intorno al concetto che la vita è sofferenza. Tutti sono soggetti ai traumi della nascita, della malattia, della vecchiaia e della morte e devono separarsi da coloro che amano. La causa di tutte le sofferenze è il desiderio, soprattutto quello che nasce dal corpo e dall'ambizione. La felicità è possibile, ma la si può raggiungere solo liberandosi da ogni desiderio per seguire l'ottuplice sentiero che conduce al nirvana: uno stato di completa liberta dove non esistono cupidigia, rabbia, ignoranza e altre catene che condizionano l'esistenza dell'individuo. Quando penetrò in Cina, il buddhismo, che presentava componenti esotiche quali canti, strane vesti colorate, incenso e immagini straniere, affascinò molti cinesi intristiti dal rigido formalismo del confucianesimo. Questa disciplina, inoltre, offriva risposte sull'aldilà, un argomento che né il taoismo né il confucianesimo avevano trattato, e forniva spiegazioni elaborate sul karma e su come trovare sollievo dalla sofferenza. Lentamente la religione si diffuse prima di tutto nel nord del paese per poi farsi gradualmente strada verso sud. Ma il buddhismo non era alieno da critiche, perché molti personaggi di potere temevano che una religione straniera potesse rappresentare una minaccia per l'identità cinese, profondamente radicata nel confucianesimo. La diffusione del buddhismo fu dunque rallentata da persecuzioni e da veri e propri divieti da parte di vari imperatori. I documenti buddhisti giunti sino a noi risalgono a circa 150 anni dopo la morte del Buddha, ma all'epoca della loro pubblicazione si erano gia verificate importanti suddivisioni in seno alla religione. Alcuni autori, infatti, cercavano di sottolineare l'importanza della rottura attuata dal Buddha con l'hinduismo, altri cercavano di sminuirla. A un certo punto il buddhismo si divise in due grandi scuole: theravada e mahayana. La scuola theravada o 'dottrina degli anziani' (detta anche hinayana o 'piccolo veicolo' dai non seguaci) sostiene che il nirvana deve essere frutto di una ricerca individuale; sue colonne portanti sono i monaci e le monache che hanno fatto del perseguimento del nirvana un'occupazione a tempo pieno. Questa scuola afferma anche che l'uomo è solo al mondo e che da solo deve cercare il nirvana, in quanto i buddha possono soltanto indicare il cammino. Il buddhismo theravada è la scuola più diffusa in Sri Lanka, Myanmar, Thailandia, Laos e Cambogia. La scuola mahayana, o 'grande veicolo', sostiene che, dato che l'intero universo e un tutt'uno, il destino del singolo è legato a quello della collettività. Il Buddha non soltanto indica la via da seguire per raggiungere il nirvana, ma offre aiuto spirituale a coloro che sono alla ricerca di questo stato di assoluta libertà dalle passioni e dai vincoli materiali. La scuola mahayana e la corrente del buddhismo che si è imposta in Vietnam, Giappone, Tibet, Corea, Mongolia e Cina. Il buddhismo mahayana abbonda di cieli, inferni e descrizioni del nirvana. Le preghiere vengono indirizzate al Buddha e sono accompagnate da elaborati rituali. Vi sono sia divinità sia bodhisattva - una categoria di esseri dotati di grandi poteri che, giunti all'ultima incarnazione prima del nirvana, rinunciano all'illuminazione finale per aiutare gli uomini a divenire buddha. I templi traboccano di immagini di Maitreya (il buddha del futuro, spesso ritratto come un uomo grasso e felice per la sua imminente promozione) e di Amitabha (un saggio che premia i fedeli con l'ammissione a un paradiso simile a quello cristiano). In pratica, i rituali, le tradizioni e le superstizioni che Buddha aveva rigettato tornarono come per vendetta. Nel Tibet e in alcune aree del Gansu, del Sichuan e dello Yunnan esiste una forma di buddhismo mahayana assai particolare: il buddhismo tantrico, o lamaismo (Lamajiao). Spesso chiamato vajrayana o 'veicolo del fulmine' dai seguaci, il lamaismo e praticato sin dagli inizi del VII secolo d.C. ed è stato profondamente influenzato dal bon, una religione primitiva tibetana che affidava a sacerdoti e sciamani il compito di placare gli spiriti, gli dei e i demoni. In linea di massima è assai più mistico delle altre forme di buddhismo per la grande importanza che conferisce a mudra (posture rituali), mantra (formule sacre), yantra (diagrammi sacri) e riti segreti di iniziazione. I sacerdoti sono chiamati lama e spesso sono ritenuti reincarnazioni di esseri altamente evoluti. Il Dalai Lama è il patriarca supremo del buddhismo tibetano.


Islam
Il fondatore dell'islam (yisilanjiao) fu il profeta arabo Maometto, che i musulmani considerano il tramite attraverso cui Dio ha fatto conoscere la religione al suo popolo. Il nome islam deriva da salam, parola che come primo significato ha 'pace' e come secondo 'resa' o 'sottomissione': esprime quindi il concetto di 'pace che viene dall'arrendersi a Dio'. Muhammad (Maometto), appellativo che significa 'il glorificato', nacque intorno al 570 d.C. Secondo la tradizione, sarebbe stato un discendente di Abramo, lo stesso patriarca venerato dalla religione ebraica e dal cristianesimo, che ebbe figli da due donne, Agar e Sara. Agar gli diede Ismaele, Sara un altro figlio di nome Isacco. Sara chiese al marito che Agar e Ismaele fossero banditi e secondo quanto si legge nel Corano, il libro sacro dell'islam, Ismaele si reco alla Mecca, dove fondò la famiglia dalla quale poi discese Maometto, che fu l'ultimo e il più importante rappresentante di una stirpe di profeti venuti prima di lui. Maometto sosteneva l'esistenza di un solo Dio, Allah. Questo nome deriva dall'unione dei termini al, che significa 'il', e Llah, che significa 'Dio'. Il suo monoteismo intransigente contrastava con il panteismo e l'idolatria degli arabi, così come i suoi insegnamenti morali e la sua visione di una fratellanza universale contrastavano con la realtà di una societa fondata sulla divisione in classi, che egli riteneva corrotta. Proprio per questo motivo gli insegnamenti di Maometto vennero inizialmente accolti con ostilità. Nel 622 il profeta e i suoi compagni furono costretti a fuggire dalla Mecca per andare a Medina, dove Maometto divenne un capo politico e raccolse intorno a sé un esercito che pochi anni dopo sconfisse la Mecca e pose tutta l'Arabia sotto il suo controllo. Morì nel 632, due anni dopo la presa della Mecca. Un secolo più tardi gli arabi musulmani avevano gia costruito un vasto impero che si estendeva dalla Persia alla Spagna. Anche se in seguito furono rovesciati dai turchi, la forza della loro religione non è mai venuta meno. L'islam fu introdotto in Cina in maniera del tutto pacifica. I mercanti arabi approdati sulla costa meridionale eressero moschee in grandi citta marinare come Guangzhou e Quanzhou, mentre i mercanti musulmani che giunsero in Cina lungo la Via della Seta fecero proseliti tra gli han nel nord del paese. Anche tra gli uiguri (popolo di origine tartara) si contano numerosi musulmani, discendenti di immigrati stabilitisi nella regione del Xinjiang durante la dinastia Tang.


Cristianesimo
Le prime testimonianze del cristianesimo (jidujiao) in Cina sono state lasciate dai nestoriani, una setta cristiana originatasi in Siria che apparve nel paese nel VII secolo, quando un certo Raban si presentò alla corte imperiale di Chang'an (l'odierna Xi'an) portando alcune scritture cristiane. Sia questo episodio sia la costruzione di un monastero nestoriano a Chang'an sono documentati su una grande stele eretta nel 781 d.C., ora esposta al Museo di Storia dello Shaanxi a Xi'an. La seconda grande congregazione cristiana a giungere in Cina fu quella dei gesuiti. Tra il 1580 e il 1590 padri come Matteo Ricci e Michele Ruggeri ottennero il permesso di fondare una missione a Zhaoqing, nel Guangdong, da dove riuscirono poi a farsi accogliere dalla corte a Beijing. Dopo l'intrusione delle potenze straniere nel XIX secolo, numerosi missionari cattolici e protestanti si stabilirono in Cina. Attualmente si calcola che i cristiani costituiscano l'1% della popolazione cinese.


Giudaismo La più grande comunità di ebrei cinesi risiede da secoli a Kaifeng, una città dello Hénan. Le credenze religiose del giudaismo (youtai jiao) e quasi tutte le tradizioni a esse associate sono scomparse, eppure i membri della comunità si considerano ancora ebrei. Non si sa come i loro antenati siano arrivati in Cina: forse si trattava di mercanti che percorrendo la Via della Seta giunsero a Kaifeng quando era capitale della Cina o forse di gruppi che emigrarono dall'India.


RELIGIONE E COMUNISMO NELLA CINA DI OGGI
L'attuale governo comunista professa l'ateismo e considera la religione una forma di pura superstizione, un retaggio della vecchia Cina di cui i governanti del passato si servivano per mantenere il potere. Tale concezione, d'altronde, è coerente con l'affermazione marxiana secondo cui la religione e 'l'oppio dei popoli'. Ciò nonostante, nel tentativo di migliorare i rapporti con le minoranze musulmane, buddhiste e lamaiste del paese, nel 1982 le autorità cinesi hanno emendato la costituzione e reintrodotto la libertà di culto. Non va sottovalutato, tuttavia, un particolare molto interessante: solo gli atei possono essere membri del Partito Comunista Cinese (PCC). Poiché quasi tutte le 55 minoranze della Cina professano una qualche forma di religione, questa regola preclude loro il diritto di avere rappresentanti all'interno del governo. Le religioni tradizionali cinesi vissero momenti assai duri durante la Rivoluzione Culturale, quando i monasteri furono chiusi, i templi distrutti e i monaci talvolta uccisi oppure mandati nei campi di rieducazione. Benché le credenze tradizionali siano ancora radicate in luoghi come Macao, Hong Kong e Taiwan, nella Cina continentale i templi e i monasteri sono soltanto l'ombra di ciò che rappresentavano in passato. Dalla morte di Mao a oggi, il governo cinese ha concesso la riapertura di molti templi (in alcuni casi anche quelli in cui vivevano monaci e novizi), ridivenuti luoghi di culto attivi. Tutte le funzioni religiose si svolgono sotto lo stretto controllo dello stato e molti monaci sono oggi custodi di monasteri dagli esterni completamente rinnovati la cui principale funzione e quella di richiamare turisti. Di tutti i gruppi etnici della Cina, i buddhisti tibetani sono stati forse i più perseguitati dalla Rivoluzione Culturale. Quando le truppe cinesi soffocarono la rivolta tibetana nel 1959, il Dalai Lama e il suo seguito furono costretti a fuggire in India. Durante la Rivoluzione Culturale, i monasteri vennero chiusi (in alcuni casi rasi al suolo) e la teocrazia che per secoli aveva governato il Tibet fu spodestata dal giorno alla notte. Adesso alcuni templi e monasteri sono stati riaperti, e la religione tibetana continua a esercitare una forte influenza sulla popolazione. Nella primavera del 1999 il Partito Comunista fu colto alla sprovvista da migliaia di seguaci del Falun Gong (che significa letteralmente 'arte della ruota della legge'), un movimento salutista di derivazione buddhista che in quell'occasione manifestò davanti alla sede di Zhongnanhai a Beijing. Risultato: fu bollato come setta e messo fuori legge. Di li a poco i tafferugli tra partito e Falun Gong si spostarono in piazza Tiananmen, dove i membri del movimento apparivano regolarmente con bandiere nonostante i ripetuti attacchi di poliziotti in borghese. A migliaia sono stati chiusi in carcere dove, secondo quanto denunciano le organizzazioni per i diritti umani, sono talvolta maltrattati e persino uccisi.



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