Xinjiang


Popolazione: 19,25 Milioni    Superficie: 1.600.000 Kmq

II Xinjiang è una sorta di stato a sé stante all'interno dei confini cinesi, culturalmente e fisicamente lontano dal cuore della civilta han. Le differenze linguistiche con Beijing non sono più riconducibili a varieta dialettali (I'idioma della regione, infatti, appartiene a un ceppo linguistico differente rispetto al mandarino) e persino la tradizione culinaria locale non sembra avere alcun punto di contatto con quella del resto della Cina: sulle tavole degli uiguri non troverete ravioli ma carne di montone. In passato chiamato Turkestan orientale, il Xinjiang oggi è la controversa Regione Autonoma degli Uiguri. Tuttavia, qualunque sia il suo status amministrativo, questa provincia appartiene più all'Asia centrale che a quella orientale, anche se il suo destino è sempre stato indissolubilmente legato al Regno di Mezzo.

L'immenso Xinjiang, una regione di grande importanza strategica, confina con otto paesi stranieri e rappresenta la più grande provincia della Cina, di cui costituisce il 16% del territorio. E coperto di deserti sterminati che si estendono per più di mille chilometri prima di interrompersi bruscamente ai piedi di imponenti catene montuose. Lungo le insidiose vie commerciali del passato si incontrano città buddhiste abbandonate, mentre i monumenti islamici trionfano nelle nuove aree urbane sorte nelle oasi.

II rapporto fra la civilta uigura e quella han è da sempre contraddittorio: gli han considerano questa regione periferica una 'terra di barbari', ma al tempo stesso riconoscono il grande apporto dato alla cultura nazionale dal Xinjiang, provincia dalla quale provenne I'immortale poeta Li Po (Li Bai) e gran parte della musica, della danza e dei costumi che caratterizzarono I'età d'oro della storia cinese, quella della dinastia Tang.

Ricco di testimonianze storiche, interessante sul piano linguistico, meraviglioso dal punto di vista paesaggistico e culturalmente vivace, il Xinjiang affascinerà gli appassionati della Via della Seta, gli studenti interessati al crogiolo linguistico della regione e i viaggiatori in cerca di avventure emozionanti.



Xinjiang


DA NON PERDERE IN QUESTA PROVINCIA

- Un viaggio lungo la Via della Seta meridionale spazzata dal vento o sulla ripidissima Karakoram Highway.

- II paesaggio della taiga siberiana sul Lago Kanas.

- Le contrattazioni per I'acquisto di un tappeto a Kashgar, uno dei più importanti crocevia dell'Asia intera.

- Una notte in una yurta kazaka al Tian Chi.

- Mangiare uva, esplorare le rovine e ammirare i Monti Fiammeggianti nei dintorni di Turpan.




CLIMA
Il clima del XInjiang è estremo, proprio come la sua geografia. Turpan è la località più calda della regione (a volte si superano i 47'C) e in piena estate i bacini del Tarim e di Jungar non presentano temperature molto più miti. Nemmeno la primavera (aprile e maggio) è il periodo ideale per un viaggio nel Xinjiang, perché il paesaggio e offuscato dalle nuvole e da frequenti tempeste di sabbia che rendono difficili gli spostamenti. L'unico Fattore climatico di cui non dovrete preoccuparvi, a meno che non siate in montagna o all'estremo nord, è la pioggia. D'inverno la colonnina del mercurio scende sotto lo zero in tutta la provincia.

LINGUA
L'uiguro, la tradizionale lingua franca del Xinjiang, appartiene al ceppo linguistico turco ed è quindi piuttosto simile ad altri idiomi parlati nella zona, come l'uzbeko, il kazako e il kirghiso. L'unica eccezione è il tagico, che è imparentato con il persiano. Ovunque noterete cartelli bilingue, in cinese e in arabo. In effetti la scrittura araba (che e stata adottata come sistema di trascrizione, sebbene l'uiguro non sia imparentato con le lingue semitiche) è stata reintrodotta soltanto nel periodo di Deng Xiaoping. Dal 1969 al 1983 l'uiguro veniva scritto in caratteri latini, eliminati, a quanto pare, perché in questo modo gli uiguri sarebbero stati avvantaggiati nell'imparare l'inglese. Molti uiguri non sanno, o non vogliono, parlare mandarino. Al di là delle rivalità etniche, la causa principale di questa situazione è il numero insufficiente d'insegnanti cinesi per coprire le esigenze di tutta la regione. Le implicazioni di questo problema sul mercato del lavoro sono piuttosto serie e la 'soluzione' annunciata nel 2002 di interrompere l'insegnamento universitario in uiguro sembra quanto meno inadeguata. Pertanto, se volete ricavare il massimo dalI'esperienza di viaggio nel Xinjiang, imparare un po' di uiguro vi sara di grande aiuto.


STORIA

NOMADI E ABITANTI DELLE OASI
La chiave per comprendere la storia del Xinjiang risiede nella distinzione tra i due principali gruppi linguistici della regione: i pastori nomadi a nord della catena del Tian Shan e i popoli sedentari delle oasi che circondano il Bacino del Tarim. I nomadi originali erano i xiongnu, mentre i primi ad abitare le oasi furono i to, un gruppo indoeuropeo. Nel corso dei millenni la composizione etnica dei due gruppi è cambiata, ma entrambe le popolazioni hanno rappresentato fino all'epoca moderna le due anime della civilta del Xinjiang.

SETA E CAVALLI
Anche se il ritrovamento di giada dell'Hotan in Cina indica che gli abitanti di queste zone intrattenevano rapporti commerciali con i cinesi han gia 7000 anni fa, nelle cronache cinesi non compaiono riferimenti significativi alle regioni occidentali fino ai tempi della dinastia Han. Nel II secolo a.C., nella speranza di porre fine alle devastanti scorrerie dei xiongnu lungo le frontiere, l'impero Han cerco di allearsi con i lontani yuezhi. Nel 138 a.C. Zhang Qian, il diplomatico cinese incaricato della missione, partì alla volta dell'Ovest ancora inesplorato, ma venne immediatamente catturato dai xiongnu; quando finalmente poté scappare, dopo 10 anni di prigionia, non riuscì neppure a ottenere il supporto degli yuezhi. Zhang Qian, tuttavia, conseguì un altro successo, forse ancora più importante: esplorò le strade settentrionali e meridionali che attraversavano il Taklamakan e portavano in Asia centrale e scoprì l'esistenza degli eccezionali cavalli del Ferghana, che divennero celebri per la loro grande resistenza. Fino ad allora la Cina aveva importato diverse merci, ma non si era mai interessata ai magnifici cavalli dell'Asia centrale; tuttavia, alla fine del I I secolo a.C., I'impero Han aveva espanso i propri confini verso ovest e aveva bisogno di questi rari animali per allestire reparti di cavalleria con cui fronteggiare i nomadi: fu così che lungo le rotte commerciali le sete preziose cominciarono a venire barattate in cambio dei 'Cavalli Celesti'.

BUDDHISMO
Insieme alle merci, da occidente provenivano anche nuove lingue e correnti di pensiero, tra le quali il buddhismo, che nel III secolo d.C. aveva gia preso piede nel Bacino del Tarim. In tutta l'area, in particolare nei pressi di Hotan, Kuqa e Turpan, fiorirono alcune potenti città-stato buddhiste, che lasciarono in eredità splendide opere d'arte in cui confluirono elementi stilistici provenienti dalla Persia, dall'India, dal Kashmir e perfino dalla Grecia. L'esistenza di molte di queste città fu attestata dai pellegrini cinesi Fa Xian e Xuan Zang, che le attraversarono rispettivamente nel V e VII secolo, mentre si dirigevano in India per ricercare le fonti del buddhismo. Nel VII secolo la dinastia Tang riaffermo il dominio imperiale che era andato perduto in seguito alla caduta dell'impero Han e nel Xinjiang ritornò preponderante I'influenza cinese.

GLI UIGURI, L'ISLAM E I MONGOLI
Il dominio dei Tang sul Xinjiang durò fino al IX secolo, quando dalla Mongolia giunsero gli uiguri; la zona rimase sotto il controllo di una serie di regni tribali (quelli degli uiguri, dei qarakhanidi e dei karakitay) per quasi 400 anni. Fu durante il dominio dei qarakhanidi, nei secoli XI e XII, che l'islam penetro nel Xinjiang occidentale, mentre raggiunse le zone orientali della regione soltanto nel XIV secolo. Nel 1219 Yili (Ili), Hotan e Kashgar caddero in mano dei mongoli (fu soltanto sotto il loro impero che la Via della Seta fu controllata da un unico potere), mentre alla fine del XIV secolo Tamerlano, che proveniva da occidente, saccheggio di nuovo Kashgar. La zona restò sotto il controllo dei discendenti di Tamerlano e di varie tribù mongole fino a quando l'esercito manciù conquisto Kashgar, nel 1755.

UIGURI E CINESI
Gli uiguri hanno sempre considerato, e non senza buone ragioni, i cinesi han come invasori e le relazioni tra i due popoli non sono mai state buone. I rapporti sono diventati ancora più tesi dai primi anni '50, quando la Cina comunista diede il via a una politica per incrementare la popolazione del Xinjiang con I'inserimento di coloni han. Anche se la Cina ha investito una cifra notevole per sviluppare I'economia e le infrastrutture della regione, gli uiguri lamentano spesso il fatto che tutti i buoni lavori e le opportunità commerciali toccano quasi sempre ai cinesi han. Visitando le città e i villaggi del Xinjiang si nota che le due popolazioni sono poco integrate; nella capitale, Urumqi, sembra esserci una maggiore interazione tra han e uiguri, ma anche qui si avverte una tensione di fondo. II risentimento uiguro, a lungo covato, esplose nel febbraio 1997, quando nella città settentrionale di Yining un gruppo di separatisti musulmani guido una rivolta che portò a un'immediata repressione da parte dei servizi di sicurezza cinesi. Ci furono almeno nove morti e quasi 200 feriti: secondo i media cinesi si trattò dell'insurrezione più violenta mai avvenuta. Centinaia di musulmani locali vennero arrestati per il ruolo rivestito nella rivolta: tre furono giustiziati ii giorno stesso del processo, gli altri vennero condannati all'ergastolo. Questi arresti innescarono una spirale di violenza e a fine febbraio i separatisti fecero saltare in aria tre autobus a Urumqi, uccidendo almeno nove passeggeri e ferendone molti altri. Nell'aprile 1997 a Yining si verificarono nuovi episodi di violenza, quando la folla attacco i veicoli della polizia penitenziaria che trasportavano alcuni dei ribelli di febbraio. Di nuovo ci furono diversi morti e feriti. Nel 2001 la polizia segreta cinese fece incursione in alcune moschee clandestine di Korla, arrestando un noto leader e altre persone: tutti vennero processati e giustiziati. Gli uiguri in esilio hanno giurato di continuare la loro campagna di protesta violenta fino a quando il Xinjiang non otterrà I'indipendenza da Beijing. Nel frattempo il governo cinese è diventato sempre più rigoroso nei confronti delle attività dei separatisti e controlla con attenzione i movimenti dei musulmani del Xinjiang. Ora resta da chiedersi se la rivolta del febbraio 1997 sia stata I'inizio di una lunga marcia verso la secessione o soltanto I'ultimo sussulto di una causa disperata.

LA LOTTA PER IL TURKESTAN
Durante gli anni '60 e '70 dell'Ottocento nella Cina occidentale si verificarono una serie di insurrezioni musulmane e nel 1881, quando l'esercito russo si ritirò dalla regione di Yili che occupava da 10 anni, ondate di uiguri, cinesi musulmani (dungan) e kazaki si rifugiarono nel Kazakistan e nel Kirghizistan. Nel 1865 Yaqub Beg, un ufficiale di Kokand, conquistò la Kashgaria, proclamò l'indipendenza del Turkestan e intrecciò relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna e la Russia. Ma alcuni anni più tardi tornò l'esercito manciù, Beg si suicidò e la Kashgaria venne incorporata ufficialmente nella nuova provincia cinese del Xlnjiang (Nuova Frontiera). Con la caduta della dinastia Qing, nel 1911, il Xinjiang fu governato da una serie di signori della guerra su cui le truppe del Kuomintang (KMT, Partito Nazionalista) esercitavano un controllo scarsissimo. L'unico vero tentativo di fondare uno stato indipendente si verificò negli anni '40, quando un kazako di nome Osman guidò una ribellione di uiguri, kazaki e mongoli. Osman si impossessò del Xlnjiang sud-occidentale e nel gennaio 1945 fondò la Repubblica del Turkestan Orientale. Il KMT, tuttavia, riuscì a convincere i musulmani ad abbattere la nuova repubblica garantendo loro, in cambio, il riconoscimento di una piena autonomia. In seguito alla fondazione della Repubblica Popolare, avvenuta nel 1949, nel Xinjiang si costituì un'unione musulmana che si opponeva al dominio cinese. Alcuni dei suoi maggiori esponenti, tuttavia, morirono poco dopo in un oscuro incidente aereo, mentre andavano a trattare con il governo di Beijing. Di conseguenza l'opposizione musulmana si sgretolò, anche se il kazako Osman continuò a combattere fino a quando fu catturato e giustiziato dai comunisti all'inizio del 1951. Dal 1949 il governo cinese è ricorso a ogni espediente per impedire che prendessero piede nuovi movimenti separatisti e ha inviato nella regione numerosissimi coloni han. Gli uiguri, che un tempo costituivano il 90% della popolazione del Xinjiang, oggi sono meno del 50%. Le minoranze locali non nascondono la loro avversione verso la politica cinese e negli ultimi decenni hanno messo in atto sporadiche proteste, a volte anche violente. più di recente Beijing ha sfruttato il clima di terrore instauratosi in seguito agli attentati dell'11 settembre per reprimere ancora più severamente il nazionalismo uiguro, arrestando e giustiziando molti esponenti sospettati di essere 'terroristi islamici', con la sostanziale approvazione della Casa Bianca.


Mappa dello Xinjiang





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